Che la festa cominci - Niccolò Ammaniti

che la festa Che la festa cominci   Niccolò AmmanitiQuando dici la fantasia più sfrenata.

Non avevo ancora letto un libro di Ammaniti e ho come il sospetto di aver iniziato da quello sbagliato.. Mi viene un po’ da dire, ‘per fortuna me lo sono fatta regalare’.

Insomma, non è che non mi sia piaciuto, intendiamoci, però penso che un libro del genere se l’è potuto permettere perché ora è ‘Niccolò Ammaniti’, da esordiente, con una storia così, non lo so mica se sarebbe diventato ‘Niccolò Ammaniti’.

Comunque, arriviamo al libro, ritratto comico, tragico, amaro, amareggiato e amareggiante della nostra società. Perché alla fine Ammaniti c’ha ragione, siamo proprio fatti così. E chi se ne stupisce vive nel mondo di Memole.

La trama prende vita dall’idea megalomane di un imprenditore immobiliare che per dimostrare al mondo dove è arrivato (partendo dal nulla) si compra Villa Ada a Roma e ci fa uno sfarzo di festa a tema. Il tema è la caccia e lo sfondo è a scelta dei partecipanti.. venghino Signori venghino e accomodino il loro culo dove meglio se lo sentono a proprio agio: su cavalli per la nobiliare e aristocratica caccia alla volpe dell’Inghilterra, sugli elefanti per la caccia alla tigre dell’India e un bel safari per la caccia al leone dell’Africa.

E per rendere tutto reale, a Villa Ada, l’imprenditore ce li porta per davvero volpi, cani, tigri, leoni, cavalli, fucili e ogni tipo di arma, coreografia, scenografia e pietanza in tema. Alla caccia di queste belve feroci, il nostro immobiliarista invita solo VIP, dello spettacolo, dell’editoria, della politica & CO ma comunque tutti VIP. Glielo deve far vedere a tutti, lui, dove è arrivato il potere che ora ha. Ve la ricordate quella pubblicità no che diceva: ‘Per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande?’. Ecco qui uguale, per cacciare delle bestie feroci ce ne vogliono di ancora più feroci.. e a turno più o meno tutti gli invitati dimostreranno il loro lato animale, spietato e più brutale. Ammaniti, dalle tenebre, ne salva pochi dei suoi personaggi e in ogni caso quei pochi non riescono a emergere con forza dall’orrore che si scatena nel corso del libro.

Sì, perché a un certo punto, pare di stare a leggere una sceneggiatura alla Tarantino, tipo ‘Dal tramonto all’alba’, dove all’inizio tutto è normale e alla fine qualunque cosa animata e inanimata diventa mostruosa.

Che all’inizio il libro è proprio comico, cioè, dai, diciamocelo Ammaniti è bravo, si ride per davvero, è a tratti surreale. È a metà che tutto degenera e si scatena l’Inferno, è tutto uno splatter unico, e brandelli di carne, e uomini deformi stile Gollum de ‘Il Signore degli Anelli’, vi dico che all’ennesimo femore che esce dalla carne ho sbottato ‘E che cazzo adesso basta però con questo scempio, Niccolò! Va bene il lato oscuro, va bene che vuoi rendere e trasmetterci il degrado morale e materiale della società contemporanea, ma ora la stai davvero tirando troppo quella corda lì, allenta, ti scongiuro.’ Non mi è piaciuto quando tutto quel susseguirsi di catastrofi ere diventato fine a se stesso. Sì, ho fatto davvero fatica a un certo punto ad andare avanti, lì ha davvero esagerato, davvero troppo orrore e disgusto.

Però alla fine l’ho superato quello scoglio lì e l’ho letto tutto perché di cose positive nel delirio che Ammaniti ha scatenato ce ne sono, eddai, tutto sommato anche non poche. Ve le butto lì, come le prime cose che mi vengono in mente.

Mi è piaciuto per come parla di Roma, la sua città, di quando ce la fa guardare attraverso quel tramonto lì. E poi le metafore, le metafore sono così vicine a noi e reali e quotidiane, sono perfette e uno scrittore che imbrocca le metafore è degno del suo mestiere. Sono integrate nella narrazione a regola d’arte che manco te ne accorgi, cioè, ci sono quei libri, no, dove a un certo punto leggi e a un tratto ti ridesti e ti rendi conto che i tuoi pensieri (i cazzi tuoi) ti sono partiti perché ti trovi nel bel mezzo di una metafora così sofistica e inconsistente come l’aria che dici ‘Eeee, scusa scusa dico, fammi tornare indietro che devo capire’. E poi torni su e stai sempre alla prima riga per cogliere il senso di quello che stai leggendo. Ecco, qui no, non succede mai, cioè dico io ‘..pensieri che ti affiorano a raffica nella mente come dei ravioli che vengono a galla’, è una metafora, tra le tante, che mi piace, è azzeccata, è figurativa, te li vedi ‘sti pensieri che vengono su come gli gnocchi quando sono pronti da scolare e condire. Questa è un po’ genialità. E poi sentite, avrà anche esagerato ma lode lode lode alla fantasia, anche se, a dirvela tutta, fossi tra i suoi amici avrei un po’ paura a stargli vicino, che se la mente gli ha fatto partorire tutto quello splatter lì, capito cosa può succedere se gli si inverte un neurone nel sonno?!

Insomma, tirando le somme il cazziatone al Niccolò è un po’ da fare perché, ve lo ridico, tutto quell’orrore quando diventa fine a se stesso fa proprio sbroccare, però il libro si fa leggere e scorre via bene e veloce, il Niccolò tiene alta l’attenzione e fa venire la curiosità di arrivare alla riga successiva per vedere cosa succede dopo e sicuro questo non è una roba da poco. Perciò leggetevelo, e se non siete proprio convinti di comprarvelo, vista anche la crisi che c’è, fate come me, magari fatevelo regalare così poi tra un osso rotto di qua e sangue a fiotti di là, a farvi girare le palle non si aggiungerà anche il rimorso delle seppur poche decine di euro che avete investito per la vostra cultura e la vostra lettura da intrattenimento e svago..

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